Qualcuno ha detto che le persone speciali, si palesano in punta di piedi, ma se ne vanno lasciandoti un grande rumore nell’anima. È stato così anche per Tullio Foà, che ci ha donato in eredità il lascito più importante, ovvero la sua memoria. E lo ha fatto con semplicità, raccontando ciò che è stato, stimolando in ognuno di noi tante riflessioni e suscitando infinite emozioni. Sicuramente, grazie alle parole di Tullio Foà, penseremo a ciò che è accaduto, penseremo a chi ha sofferto, a chi è morto per darci la libertà… Insomma, penseremo al passato, usandolo come base per la costruzione di un futuro nuovo, diverso, migliore. La parte più commovente della serata, è stata senz’altro quando Tullio Foà ha letto una lettera che recitava così: «Caro professore,
sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con veleno da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiore e università. Diffido – quindi – dall’educazione. La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani». Preziosa la partecipazione della professoressa Titti Falco, esperta e studiosa di Shoah, e degli alunni dell’ITCG Masullo Theti di Nola, che hanno scritto, musicato e interpretato il brano “Il vento dell’indifferenza”, prodotto completamente dai ragazzi stessi. Da parte del Cif di Cimitile, un grazie sentito a Tullio Foà per averci ricordato di restare umani.

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